L'importanza della fine
- 4 gen 2019
- Tempo di lettura: 2 min

Voglio lasciarmi andare, voglio farmi catturare, rinunciare ai miei punti di riferimento, sgusciar fuori dalla persona che sono, abbandonarmi tutto alle spalle, come un serpente che si libera della sua vecchia pelle.
(Khaled Hosseini)
Ogni cambiamento, anche agognatissimo, ha le sue malinconie, perché quel che si lascia è una parte di noi: bisogna morire a una vita per entrare in un’altra.
(Anatole France)
Si affaccia l’inizio di un anno nuovo. La tentazione di fare dei bilanci entra nello scenario delle menti. In maniera simile, crescendo, ci sono dei momenti in cui ci si trova a riflettere su quanto é stato, é e sarà.
La fine - di un anno, di una vita, di un amore, di un lavoro, di un’avventura - si accompagna sempre a sentimenti contrastanti.
Tuttavia la fine segna un punto.
All’interno di una frase, il punto apre ad una frase nuova, da’ senso a quanto é stato scritto fino ad allora, da’ ritmo; come una bussola, orienta.
Così, nella vita, la fine segna un momento potenzialmente importante. Una piccola pausa, un’apparente interruzione dell’esperienza, in cui poter cercare e trovare il senso di quanto é stato prima e decidere la direzione da prendere.
Cercare di ritardare quel momento, fuggire dalla fine, dalle fini, senza poterle usare per un nuovo inizio porta con se un rischio. Il rischio di cominciare un cammino che, magari apparentemente diverso, ci porterà sempre ad una fine in cui temi e sentimenti che conosciamo si ripetono, questioni lasciate in sospeso che non abbiamo voluto vedere, sentire, considerare. Anche quando la fine non è stata una scelta, in qualche misura ci appartiene, diventa parte della nostra esperienza, ed in qualche misura può dire qualcosa di importante di noi.
Non una visione Karmica, ma un elogio alla fine come possibilità di costruire davvero qualcosa di nuovo.






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